“Egregio direttore, la lettura delle deprimenti verità rappresentate da Galli della Loggia nell’editoriale del 6 agosto Sul notabilato locale delle banche, mi spinge, ad una doverosa replica, contravvenendo ad una caratteriale riservatezza .

Ritengo, in qualità di presidente di una banca di credito cooperativo, pertanto locale oltre che meridionale, di dover rappresentare che non può e non deve sussistere una equazione tra le suindicate qualità e il male economico assoluto, come rappresentato dall’esimio editorialista.
Infatti, oltre ad essere il presidente donna di una banca con i conti in ordine, con un consiglio di amministrazione a maggioranza femminile (sei donne su un totale di 11 consiglieri), senza imprenditori in consiglio per regolamento interno (onde evitare conflitti di interesse nell’erogazione del credito) E senza politici (lo statuto tipo delle BCC lo vieta per assicurare neutralità rispetto commistioni politiche ideologiche), partecipo anche ad organismi nazionali di categoria, e voglio rappresentare la voce di tanti colleghi e colleghe, presidenti e direttori (I quali sono tutt’altro che capaci e mogndani, glielo assicuro!) Che giornalmente si adoperano per gestire le banche con serietà e imparzialità, anche dove il contesto economico è debole, i giovani vanno via e fare banca è ancora più difficile che altrove, proprio come in Basilicata, regione dove sono nata, vivo e opero.

Come me, sono in tanti a lavorare sodo a resistere, e anche a pagare per gli errori degli altri; sì, perché la rete del credito cooperativo nazionale ha consentito di non intaccare i risparmi di nessuno e di non chiedere un solo euro allo Stato, perché gli errori di qualche sporadica Bcc li hanno pagati tette le altre Bcc che, peraltro, hanno contribuito anche al salvataggio dei posti di lavoro e dei risparmi di quelle banche (non BCC) cui il Prof. Galli della Loggia fa riferimento. E, questo, è un valore che non può essere sottaciuto e non deve fare omologare qualche realtà malsana alla maggioranza che lavora onestamente, con rigore morale ed enormi responsabilità rispetto al potere che scaturisce dal l’esercizio del credito.”

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